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ASD SF CABRINI 98

Seconda Categoria, naufragio al Nicolino Usai

Doveva essere una domenica con il sole e tanti sorrisi in panchina, ma questa è una storia di aspettativa disattesa e l’aspettativa disattesa di solito è quella che crea i più grossi mostri psicologici della storia umana. Questa di oggi è una di quelle storie. Se dovessi fare un confronto storico, credo che gli Americani dopo Pearl Harbor abbiano provato sentimenti analoghi. Il giorno prima stavi mangiando sushi davanti ad una puntata di Holy e Benjii, il giorno dopo ti ritrovi con una batteria di piccioni biancorossi che ti cagano in testa tritolo. E a nulla ti serve poi girarci un film con struggente colonna sonora dell’ennesima cantante plasticata made in casa e Hans Zimmer. Ci provi pure a far finta che ti sei preso la rivincita ma la verità è che è un altro 26 Maggio e non te passa mai più. Ma mai mai più.

L’avversario di questa domenica è la prima in classifica, l’Atletico Roman. La sfida ha luogo al campo Nicolino Usai di Casale Rocchi. Gli amanti dei colori biancoblu ricorderanno con piacere che questo è stata la casa della Cabrini tutta la scorsa stagione. I presupposti per fare bene ci sono tutti e ci si carica subito a pallettoni. Manco per niente.

Nemmeno inizia la partita che la Cabrini si ritrova subito una gatta da pelare e anche questa volta ad essere protagonista di questa storia ci sarà l’uomo in giallo. Vestito di tutto punto, si presenta con un sorriso affabile e modi di fare accoglienti. A fare da colonna sonora non c’è Hans Zimmer, ma Amore Disperato di Nada. “Sembra un angelo caduto dal cielo”. Stocazzo. Si compilano i moduli per il riconoscimento e subito qualcosa si mette male.

Capitolo 1: “Mister non può sedersi in panchina, perché il tesserino è dello scorso anno e nonostante sia stato rinnovato, serve un carta differente”. Le polemiche si infrangono come l’acqua sugli scogli. Il Mister andrà in tribuna e come per allegoria, Dio decide di mandare al suo posto in campo l’uragano Katrina. Già lì, si accendono alcuni campanelli di allarme. Questo è matto come la D’Urso, non facciamo scherzi.. Discorso prepartita e si entra in campo. Il sottoscritto, che per una volta si cala nelle vesti del dirigente e del guardalinee si va a posizionare accanto alla propria panchina, ombrello in mano.

Fischio d’inizio. Katrina rende in poco tempo impraticabile il campo quindi il già poco tasso tecnico di una partita di II Categoria lascia il posto e calci voltanti, lanci lunghi e scivolate prive di logica. La Cabrini parte completamente rimaneggiata a causa dell’assenza di tutta la famiglia Tramontano impegnata nei festeggiamenti in stile Hollywoodiano per il trentesimo compleanno del primogenito Raffaele. Nonostante questo i biancoblu attaccano già dai primi minuti e si conquistano una punizione dal limite dell’area che Ginanni spreca ad un soffio dall’incrocio.

Capitolo 2. L’Atletico sta per battere una punizione quando l’arbitro si accorge dell’ombrello del sottoscritto. “Mi dispiace ma deve levarlo”. Con molta calma l’ombrello viene riposto e mi metto al coperto sotto la panchina. Passano alcuni minuti e piano piano la squadra avversaria, spinta da una tifoseria caldissima, alza lentamente il baricentro e prende le redini del gioco.

Capitolo 3. Nuova punizione per l’Atletico, l’arbitro si accorge della mia posizione e con sorriso sardonico mi invita a prendere posto vicino all’area di rigore, lontano dalla panchina e dall’unica copertura in campo. “Le chiedo di avvicinarsi al suo luogo di competenza, prego”. Praticamente è Kaiser Soze. Senza ombrello, in tuta, con le scarpe di pezza e il North Face, nel giro di 10 minuti imbarco più acqua del Titanic. La squadra nel frattempo continua a lottare su ogni contrasto e senza motivo la partita si innervosisce. Il povero Barbaria Paolo riceve nel giro di 3 minuti più minacce di morte di un nero ad un comizio di Casapound. Poco dopo l’11 cerca il contatto con Di Martino che risponde con una spintarella. La minaccia più garbata che parte nei suoi confronti dalla curva è un: “5 te sei fatto i cazzi tua”. In tutto questo, la punta Ginanni da buon vile stringe una solida amicizia con il 3 che durerà per tutta la partita. Verso la metà del primo tempo però, cambia il risultato ed ad andare in vantaggio è la squadra di Pietralata. Punizione da fuori area, tiro rasoterra sul palo del portiere, Zafferami disattento e rete dell’1-0. Poco dopo, si infortuna il difensore centrale Petacci ed entra Di Muro. Di lì in poi la partita rimane per buona parte del tempo nelle mani degli avversari e al fischio del primo tempo, l’unico tiro verso la porta della Cabrini è la punizione di Ginanni.

Capitolo 4. Durante la pausa, con la stessa flessibilità nucale di Stephen Hawking, chiedo al Kaiser il permesso di passare il resto della partita sotto la nostra panchina avanzando come scusa una febbre a 38 (mai) avuta il giorno precedente. La risposta è come potete immaginare negativa. Si torna nell’Oceano Atlantico.

L’inizio del secondo tempo è la copia del primo. Molta confusione e poca concretezza da una parte e dell’altra. L’equilibrio viene rotto di nuovo dopo circa 10 minuti sempre in favore della Roman. Palla lunga, uscita di Zafferami che si lascia sfuggire la palla e l’attaccante avversario che colpisce in solitudine e rapidità per il 2-0 che chiude definitivamente i giochi. Da lì in poi, l’obiettivo della squadra è portare a casa la pelle. La tensione che si respira in campo porta al litigio tra due compagni dei padroni di casa. L’8, innervosito da qualche parola di troppo da parte del 4, esce dal campo senza dire nulla. Nel frattempo la Cabrini cerca di riaprire la partita con tiro velenosissimo di Catalano in stile Henry contro il Man. United. Parabola a scendere e miracolo del portiere che tiene il risultato sul 2-0. In campo entrano verso il finale di partita Zanolli e Faieta. Quest’ultimo, entrato al posto di un usurato Mohaddere, cerca di spaccare la partita in tutti i sensi. Prima crea una mischietta per un battibecco con il terzino avversario che lo colpisce con un buffetto, poi cerca di vendicarsi con un’ottima conclusione a giro allo scadere che tuttavia si perde di poco sul fondo. C’è tempo anche per un infelice terzo tempo in casa avversaria a causa degli strascichi tra l’8 e il 4. Per farla breve, finisce a scaldabagni in faccia nello spogliatoio e la squadra a dividere i due giocatori.

Nonostante il tabellino finale parli di una sconfitta, la prestazione in campo e l’identità di squadra rimane convincente. Nessuna paura della più favorita Roman, nessun timore del pubblico avversario ma tanta cattiveria e determinazione. Di una cosa siamo sicuri: se si dovesse continuare su questa trebisonda, la Santa missionaria tornerà presto a far visita all’America che, oggi come un secolo fa, si legge Salvezza.

 

Pietro Dominijanni

 

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